venerdì 4 maggio 2007

Movida Palermitana

Il locale brulicava di forme di vita differenti. Umanoidi diversamente abbigliati per farsi ammirare, invidiare. Cercano di distinguersi dalla massa ma riescono solo a essere identici l'uno all'altro. Donne fasciate in top troppo stretti e da gonne troppo corte si dimenano al ritmo di una incomprensibile musica senza melodia. Sinuose, inarcano la schiena pancia in dentro, petto in fuori, sguardo perso nel vuoto, mente (?) inesistente. Patetica imitazione di veline attempate, le più anziane portano all'esasperazione tutti questi atteggiamenti apparendo ancora più ridicole delle loro giovani rivali. Totale assenza di neuroni in uno spazio fin troppo grande. Echi di discorsi senza senzo densi di nessun significato. Uomini come in divisa: pantaloni di tela e camicie bianche e scarpe costosissime, in atteggiamento di ostentata sicurezza. Osservo incredula l'assurdo spettacolo: un mattatoio pseudo-vip dove a essere macellato è il buon gusto. Intrattenuti da danzatrici con fiaccole roteanti assistono estasiati al "delizioso" spettacolo. Un'orda di morti viventi, un'invasione di ultracorpi, reale purtroppo, non cinematografica. Mi sento unica spettatrice in mezzo ad occhi impegnati ad ammirare se stessi. Eccola la Palermo bene illusa di essere qualcosa che non è e non sarà mai. Irrimediabilmente provinciale e incastrata nel suo immobilismo feudale. Nuovi signorotti, sono gli avvocati, i medici e i non ben identificati priofessionisti e consulenti. In mezzo a questi, gente normale, persa nella bramosia di mimetizzarsi tra la fauna locale, prova a dimenticare per una sera la "misera esistenza" fatta di lavoro subordinato, nella continua speranza, nell'attesa della manna dal cielo per passare dall'altra parte, nel mondo della gente che conta. In quel mondo dove tutto è niente e dove ognuno è nessuno. Pura apparenza che cela una realtà fatta di untuose e ipocrite strette di mano, risate sonoramente false e amicizie opportunamente studiate a tavolino per avere qualcosa in cambio. Che tristezza ho addosso! Sono moralista? forse. Ma qui dentro ho imparato che le caste non esistono, però esistono!!!!!!!!

2 commenti:

ueuè ha detto...

Sembra una scena della dolcevita felliniana. Personaggi contraddistinti da un totale vuoto interiore. "La dolce vita", non fu un gran film, fatto salvo il suo valore profetico, cui nessuno diede il giusto peso. Ma quello fu merito di Ennio Flaiano che ne scrisse soggetto e sceneggiatura.

Maya ha detto...

Purtroppo si tratta della realtà. E' la cronaca di una serata in un locale "trendy" di Palermo. Ho resistito due ore poi sono scappata.